Rifondazione: Berlino è rossa

Storica vittoria della Linke: una sinistra che torna a parlare alla città e alle persone.

La vittoria storica di Die Linke alle elezioni per il Parlamento di Berlino rappresenta un risultato di grande rilievo per la sinistra radicale in Europa.
Secondo le prime proiezioni, la Linke si afferma come prima forza politica della capitale tedesca, con circa il 26% dei voti, davanti alla CDU ferma al 20. Un risultato che segna una netta crescita rispetto al 12,2% ottenuto nella precedente elezione del 2023.

È una vittoria che parla innanzitutto di questione sociale. La campagna della Linke, guidata dalla compagna Elif Eralp, ha messo al centro il diritto alla casa e la requisizione della grande proprietà immobiliare, il contrasto all’aumento degli affitti, la difesa dei servizi pubblici e una città costruita sui bisogni delle persone e non sugli interessi della rendita. La questione abitativa è stata infatti il tema dominante della campagna elettorale berlinese.

Da Berlino arriva dunque un messaggio importante: la sinistra può crescere quando sceglie di stare dalla parte di chi lavora, di chi vive del proprio salario, di chi non riesce più a sostenere il costo della casa, delle giovani generazioni e delle periferie. A Berlino e in Germania c’è un grande movimento studentesco e giovanile contro la militarizzazione che promuove la giornata di lotta europea del 20 novembre.

È anche un risultato che assume un significato europeo. Mentre le destre avanzano in molti Paesi e la politica viene sempre più schiacciata sull’insicurezza, sul riarmo e sulle politiche di austerità, Berlino dimostra che esiste uno spazio politico per una sinistra radicale capace di parlare di uguaglianza, diritti, pace, lavoro e giustizia sociale.

Come Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea salutiamo con entusiasmo il risultato della Linke e mandiamo un abbraccio alle nostre compagne e ai nostri compagni tedeschi con cui condividiamo l’appartenenza al Partito della Sinistra Europea.

Da Berlino arriva una buona notizia per tutta la sinistra in Europa: la sinistra popolare, conflittuale e capace di rappresentare concretamente gli interessi delle classi popolari può vincere e costituisce il principale argine alla crescita dell’estrema destra. La crisi della SPD e dei liberali dimostra che le posizioni centriste, guerrafondaie e neoliberiste sono autostrade per le destre.

Maurizio Acerbo Segretario Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
Anna Camposampiero Responsabile Nazionale esteri del Partito della Rifondazione Comunista


A Berlino trionfa la sinistra con un programma (finalmente) radicale

di Alessandro Volpi

A Berlino sembra ormai certa la vittoria di Elif Eralp, candidata di punta di Die Linke, che si è presentata con un programma finalmente radicale.

La sua piattaforma incarna una visione fortemente redistributiva focalizzata sul contrasto alla speculazione finanziaria, sull’emergenza abitativa e su una profonda riforma del sistema fiscale locale e nazionale.

Al centro del dibattito cittadino si colloca il tema della casa, dove la combinazione tra le privatizzazioni dei primi anni Duemila e la forte spinta finanziaria ha concentrato enormi porzioni del parco immobiliare privato nelle mani di pochi gruppi societari.

Tra questi spicca Vonovia SE – insieme a Deutsche Wohnen, assorbita nel 2021 – che da sola controlla oltre 140.000 appartamenti nella capitale, rappresentando il primo operatore del settore in Germania.

Seguono colossi internazionali come il gruppo svedese Heimstaden, arrivato a gestire tra i 20.000 e i 25.000 alloggi, la società franco-italiana Covivio con circa 15.000-18.000 unità, oltre a veicoli di private equity come il colosso statunitense Blackstone e gruppi storicamente radicati come Adler Group, detentore in passato di portafogli superiori ai 20.000 immobili.

Complessivamente, la grande finanza e i fondi d’investimento privati gestiscono tra i 200.000 e i 250.000 appartamenti berlinesi.

In sintesi Berlino è diventata un prodotto finanziario e contro questa vera e propria mutazione genetica si è schierata, con chiarezza, Elif Eralp.

Per spezzare questo oligopolio, la sua risposta infatti prevede l’attuazione immediata del referendum del 2021 (Deutsche Wohnen & Co. enteignen), avviando l’esproprio con indennizzo e la pubblicizzazione di circa 220.000 appartamenti appartenenti a società e gruppi privati titolari di oltre 3.000 unità.

La misura sociale dell’esproprio si unisce alla proposta di un blocco rigido degli affitti applicato prioritariamente alle 380.000 abitazioni di proprietà pubblica municipale, alla creazione di un’autorità pubblica d’ispezione contro il caro-affitti e all’espansione programmata dell’edilizia sociale.

La leva tributaria costituisce il secondo pilastro della strategia di Die Linke, concepita sia per disincentivare la rendita sia per reperire risorse fresche da destinare ai servizi essenziali.

Per colpire direttamente l’asset immobiliare di alto bordo, Eralp e il suo partito propongono una nuova “tassa sulle ville di lusso” che andrebbe ad applicarsi sui beni immobiliari di valore stimato superiore ai 4 milioni di euro – una misura destinata a coinvolgere, tra gli altri, oltre 3.000 immobili storici situati nel quartiere benestante di Grunewald.

La sola introduzione di questa sovratassa e delle riforme collegate sulle proprietà secondarie stima di apportare alle casse della capitale un gettito aggiuntivo compreso tra 150 e 300 milioni di euro ogni anno, risorse da vincolare direttamente alle politiche di blocco dei canoni e alla casa.

A questa misura si aggiungono l’innalzamento della tassa sulle seconde case non locate, la chiusura dei cosiddetti Share Deals – ovvero le operazioni societarie con cui i grandi fondi evitano il pagamento delle imposte di registro acquistando quote azionarie anziché il singolo fabbricato – e un’esenzione totale dell’imposta di acquisto per le famiglie a basso o medio reddito che comprano la prima abitazione.

Nel programma economico di Eralp trova spazio anche la dimensione nazionale della fiscalità: una proposta chiave riguarda la reintroduzione dell’imposta sui grandi patrimoni, strutturata con una franchigia iniziale di 1 milione di euro di patrimonio netto e aliquote progressive dall’1% fino al 5% per le fortune superiori.

Secondo gli studi istituzionali di settore citati nel dibattito della candidatura, la sola reintroduzione dell’imposta patrimoniale consentirebbe al bilancio di Berlino di incassare oltre 5 miliardi di euro annui, fondi utili a finanziare la gratuità o il forte calmiere sui biglietti dei trasporti pubblici urbani, gli asili nido (Kitas) e l’ammodernamento delle scuole. Sul fronte societario, si chiede inoltre di portare al 25% l’imposta sulle società per le multinazionali e di istituire una tassa straordinaria sugli extra-profitti accumulati dai colossi dell’energia.

Guarda caso, a Berlino Afd non si impenna.

Ma in Italia posizioni simili sarebbero accusate di blasfemia egualitaria.

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